Enogastronomia

CRETE SENESI E VAL D'ORCIA: IL PECORINO

    


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Il pecorino delle Crete Senesi è denominato anche Pecorino di Pienza, ma in realtà il suo nome indica una determinata area geografica. Per la sua realizzazione è fondamentale il caglio vegetale, come “callio” o “cardo”, che gli conferisce una nota dolce e amara insieme. La maturazione del Pecorino di Pienza va dai trenta giorni (fresco) ai quattro mesi (stagionato).
“Dicesi Cacio di Pienza quell’ottimo prodotto che viene fatto nel territorio della Val d’Orcia e nelle sue vicinanze, seguendo un sistema di lavorazione dettato dalla tradizione locale più antica”.
È quanto si legge nell’inchiesta Jacini redatta nel 1882.
Ma la storia del Pecorino delle Crete Senesi ha radici ben più lontane. Questo tipo di “cacio” risalirebbe addirittura al periodo Neolitico, come sembrano dimostrare dei recipienti per la lavorazione del latte travati in un villaggio preistorico nei pressi di Pienza.
Plinio il Vecchio, racconta che gli Etruschi facevano grosse forme di ottimo Pecorino, e pare che ancora molti secoli dopo Lorenzo il Magnifico ne apprezzasse i profumi e i sapori. Esistono poi documenti che testimoniano come Papa Pio II facesse marchiare le forme che provenivano dai poderi migliori al fine di riconoscerle.
Il formaggio delle Crete Senesi viene citato anche in molti documenti del ‘600 e ‘700. Verso la fine del XVIII sec. la Reale Società Economica di Firenze fece addirittura condurre uno studio sulla produzione del formaggio in Val d’Orcia, scoprendo fra l’altro questa notizia: “…le fanciulle che hanno imparata l’arte di fare il Pecorino si acquistano molta reputazione nel paese, e questa loro abilità facilita il loro accasamento ed è considerata in conto di dote”.
Ha forma cilindrica e pezzature che variano da 1 a 2 kg. La pasta, di colore giallo paglierino, è morbida e dolce se il formaggio è fresco, piccante e friabile se è stagionato. Il sapore di questo prodotto deriva dal latte delle pecore che da tempo brucano particolari erbe aromatiche che si concentrano proprio in questa zona: trifoglio giallo, avena selvatica, finocchiella e santoreggia.
Osservazioni sulla tradizionalità, la omogeneità della diffusione e la protrazione nel tempo delle regole.
La tradizionalità del pecorino delle Colline senesi è legata alla particolare tecnica di trasformazione, che è rimasta invariata nel tempo e che prevede l’utilizzo di attrezzi e utensili particolari (quali le assi di legno di abete per la stagionatura), che influiscono sulla tipicità di questo formaggio.

Descrizione dei processi di lavorazione
Il latte raccolto nella mungitura serale e in quella mattutina viene riunito e sottoposto a un trattamento termico alla temperatura di 68°C per 20 minuti circa, quindi scaldato alla temperatura di 35-38°C e addizionato di caglio (liofilizzato, a base di estratti naturali) e fermenti. Si procede quindi manualmente alla messa in formelle e alla salatura delle forme, che vengono conservate in cella frigorifera fino al raggiungimento del giusto grado di maturazione e quindi poste a stagionare su assi di legno di abete. Si produce da marzo ad agosto.



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