Crete Senesi
SERRE DI RAPOLANO: IL TRAVERTINO
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La zona di Rapolano è rinomata a livello internazionale anche, e forse soprattutto, per le sue prolifiche cave di travertino, un tipo di marmo frequentemente individuabile in molte presenze architettoniche della zona, come ad esempio in alcune scalinate o nelle facciate di chiese e palazzi signorili.
Il travertino è un calcare che si forma per reazione chimica in seguito all'incrostazione di acque particolarmente calcarifere nelle vicinanze di fonti o bacini naturali. La sua porosità e la sua scarsa stratificazione lo dotano di una elevata resistenza meccanica, che lo rende in grado di sopportare a lungo l'azione degli agenti atmosfe¬rici e lo fa essere perfetto per la realizzazione di lastricati e rivestimenti, anche se sottoposti ad un consistente rischio di usura. Doti che lo rendono allo stesso tempo un materiale non facile da lavorare e modellare; ne sanno qualcosa i tanti scultori che con esso hanno cercato di cimentarsi, anche in questi ultimi anni, e che hanno arricchito i centri urbani del senese, tra i quali la stes¬sa Rapolano, di numerose installazioni.
Un tipo di marmo già ben conosciuto e volentieri utilizzato in epoca etrusca e poi dai romani, ai quali si deve la stessa origine del nome, derivato da "lapis Tiburtinus". A testimonianza di questo antico sfruttamento delle cave di travertino restano il tumulo del Molinello del VII sec. a.C., il complesso ipogeico o necropoli di Poggio Pinci del V sec. a.C. (dove sono state ritrovate una decina di tombe etrusche oltre a numerosi ogget¬ti oggi conservati al Museo Etrusco della vicina Asciano), o ancora la grande tomba a camera del Poggione.
L'impiego e quindi la lavorazione dei marmi dovettero aumentare nei secoli successivi, specie tra il III e il II sec. a.C., cui risalgono in particolare molte urne cinerarie ritrovate nel corso di alcune campagne di scavi archeologici.
La prima testimonianza che attesta la pratica di attività di escavazione del travertino nell'area di Rapolano risale tuttavia solo al 1597, ed è relativa alla cava di Noceto, nei dintorni di Serre, dalla quale provenivano i blocchi che hanno permesso tra l'altro la costruzione della facciata della chiesa di Provenzano a Siena. Sempre grazie ai marmi del Noceto vennero decorate anche alcune delle più annose costruzioni della zona come la stessa pieve di San Vittore, la chiesa di Sant'Andrea o la grancia di Serre.
Per poter parlare di un'attività di escavazione continuata e non occasionale bisogna comunque attendere la fine del secolo scorso, quando ebbe inizio il massiccio sfruttamento delle cave della Palmiera, le più antiche tra quelle note e oggi abbandonate, poste a nord di Armaiolo. Ciò che tuttavia consentì il reale sviluppo della cavatura come attività in grado di occupare in maniera concreta un certo quantitativo di manodopera fu l'apertura delle nuove cave a sud dell'abitato di Serre, dove si trovano formazioni naturali di tra¬vertino dell'estensione di circa tre chilometri. É qui che nei primi del Novecento la lavorazione dei marmi inizia infatti a produrre e richiedere artigiani specializzati, fino ad affiancare come importanza nell'economia locale la tradizionale attività agricola e costituire rispetto ad essa una reale alternativa per gli abitanti del luogo. Una crescita resa possibile grazie anche al progressivo ampliamento del campo di applicazione del travertino all'edilizia di massa e all'introduzione, a partire dagli anni Venti, dei nuovi mezzi tecnici, soprattutto per quanto riguarda la fase della trasformazione del marmo travertino. Grazie all'attività delle varie imprese sorte a lato delle due zone di cava (una presso Rapolano e l'altra presso Serre) il fatturato, che ha raggiunto le 300.000 tonnellate, riesce a far fronte alle richieste provenienti da ogni parte del mondo, persino dai modernissimi Stati Uniti, dove architetti e designer ne fanno costante uso anche per il rivestimento di ville e grattacieli, conferendo a questi colossi metropolitani un tocco di raffinatezza Made in Italy. Questo nonostante la crisi che attanaglia il settore intero dell'edilizia dagli anni Settanta e che è venuta bruscamente a mettere fine ad un periodo di grande splendore per Rapolano, durato una decina di anni, in cui i cantieri che lavoravano a ritmo frenetico contribuirono anche alla formazione di un personale specializzato che, oltre ai consueti scalpellini e cavatori, si allargò a telaisti e fresatori, elettricisti e meccanici, tecnici e disegnatori. Una inattesa saturazione del mercato, ha provocato un crollo verticale degli ordini e quindi del numero degli addetti, passati da 1200 a poco più di 500. Ciononostante il travertino di Rapolano, dal classico colore beige o nocciola chiaro, rimane un punto fermo dell'economia locale, come si nota soprattutto dirigendosi alla volta di Serre, dove si concentrano le aziende legate alla lavorazione dei marmi. Un prodotto unico nel suo genere, affidabile, di eterna bellezza.
Il travertino è un calcare che si forma per reazione chimica in seguito all'incrostazione di acque particolarmente calcarifere nelle vicinanze di fonti o bacini naturali. La sua porosità e la sua scarsa stratificazione lo dotano di una elevata resistenza meccanica, che lo rende in grado di sopportare a lungo l'azione degli agenti atmosfe¬rici e lo fa essere perfetto per la realizzazione di lastricati e rivestimenti, anche se sottoposti ad un consistente rischio di usura. Doti che lo rendono allo stesso tempo un materiale non facile da lavorare e modellare; ne sanno qualcosa i tanti scultori che con esso hanno cercato di cimentarsi, anche in questi ultimi anni, e che hanno arricchito i centri urbani del senese, tra i quali la stes¬sa Rapolano, di numerose installazioni.
Un tipo di marmo già ben conosciuto e volentieri utilizzato in epoca etrusca e poi dai romani, ai quali si deve la stessa origine del nome, derivato da "lapis Tiburtinus". A testimonianza di questo antico sfruttamento delle cave di travertino restano il tumulo del Molinello del VII sec. a.C., il complesso ipogeico o necropoli di Poggio Pinci del V sec. a.C. (dove sono state ritrovate una decina di tombe etrusche oltre a numerosi ogget¬ti oggi conservati al Museo Etrusco della vicina Asciano), o ancora la grande tomba a camera del Poggione.
L'impiego e quindi la lavorazione dei marmi dovettero aumentare nei secoli successivi, specie tra il III e il II sec. a.C., cui risalgono in particolare molte urne cinerarie ritrovate nel corso di alcune campagne di scavi archeologici.
La prima testimonianza che attesta la pratica di attività di escavazione del travertino nell'area di Rapolano risale tuttavia solo al 1597, ed è relativa alla cava di Noceto, nei dintorni di Serre, dalla quale provenivano i blocchi che hanno permesso tra l'altro la costruzione della facciata della chiesa di Provenzano a Siena. Sempre grazie ai marmi del Noceto vennero decorate anche alcune delle più annose costruzioni della zona come la stessa pieve di San Vittore, la chiesa di Sant'Andrea o la grancia di Serre.
Per poter parlare di un'attività di escavazione continuata e non occasionale bisogna comunque attendere la fine del secolo scorso, quando ebbe inizio il massiccio sfruttamento delle cave della Palmiera, le più antiche tra quelle note e oggi abbandonate, poste a nord di Armaiolo. Ciò che tuttavia consentì il reale sviluppo della cavatura come attività in grado di occupare in maniera concreta un certo quantitativo di manodopera fu l'apertura delle nuove cave a sud dell'abitato di Serre, dove si trovano formazioni naturali di tra¬vertino dell'estensione di circa tre chilometri. É qui che nei primi del Novecento la lavorazione dei marmi inizia infatti a produrre e richiedere artigiani specializzati, fino ad affiancare come importanza nell'economia locale la tradizionale attività agricola e costituire rispetto ad essa una reale alternativa per gli abitanti del luogo. Una crescita resa possibile grazie anche al progressivo ampliamento del campo di applicazione del travertino all'edilizia di massa e all'introduzione, a partire dagli anni Venti, dei nuovi mezzi tecnici, soprattutto per quanto riguarda la fase della trasformazione del marmo travertino. Grazie all'attività delle varie imprese sorte a lato delle due zone di cava (una presso Rapolano e l'altra presso Serre) il fatturato, che ha raggiunto le 300.000 tonnellate, riesce a far fronte alle richieste provenienti da ogni parte del mondo, persino dai modernissimi Stati Uniti, dove architetti e designer ne fanno costante uso anche per il rivestimento di ville e grattacieli, conferendo a questi colossi metropolitani un tocco di raffinatezza Made in Italy. Questo nonostante la crisi che attanaglia il settore intero dell'edilizia dagli anni Settanta e che è venuta bruscamente a mettere fine ad un periodo di grande splendore per Rapolano, durato una decina di anni, in cui i cantieri che lavoravano a ritmo frenetico contribuirono anche alla formazione di un personale specializzato che, oltre ai consueti scalpellini e cavatori, si allargò a telaisti e fresatori, elettricisti e meccanici, tecnici e disegnatori. Una inattesa saturazione del mercato, ha provocato un crollo verticale degli ordini e quindi del numero degli addetti, passati da 1200 a poco più di 500. Ciononostante il travertino di Rapolano, dal classico colore beige o nocciola chiaro, rimane un punto fermo dell'economia locale, come si nota soprattutto dirigendosi alla volta di Serre, dove si concentrano le aziende legate alla lavorazione dei marmi. Un prodotto unico nel suo genere, affidabile, di eterna bellezza.








