Asciano

BASILICA DI SANT'AGATA

    


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Il primitivo impianto dell'abside e della crociera risale all'epoca bizantina. Sembra che si tratti di un antichissimo tempio pagano dedicato a Venere, o più attendibilmente a dea Cupra. La testimonianza è data dalle strutture architettoniche romane, ma altresì da una pluralità di fregi e decorazioni che figurano sugli stipiti delle vecchie porte e sul tamburo della cupola. Questa, avente la singolare forma esterna ottagonale, è impostata all'interno su quattro pilastri e raccordata a una pianta quadrata mediante pennacchi a tromba. Il coronamento, compresa la lanterna, è sicuramente posteriore. Osservando attentamente la diversità del colore delle pietre usate nella struttura della calotta, è facile presumere che la cupola, prima dell'impostazione della lanterna, abbia avuto un tetto con otto spioventi triangolari a copertura del tiburio. La chiesa fu eretta dunque molto prima del Mille, quando cioè la fonte battesimale apparteneva ancora alla vetusta pieve di Sant'Ippolito. La nuova pieve, dove si trasferirono il battistero e i relativi diritti, venne dapprima intitolata all'apostolo sant'Andrea: si deduce dalle scritture in cartapecora attinenti al processo del 27 ottobre 1393 e conclusione della controversia tra il pievano di Sant'Agata e il Comune di Asciano sulla pretensione del patronato della chiesa. Lo avvaloravano gli storici Orlandini e Burali nella cronologia dei vescovi d'Arezzo e il Pecci in quella dei vescovi senesi (essi citano un “baptisterum Sancti Andrea” come esistente nella pieve di Asciano). Poiché non si hanno tracce d'altri tempi dedicati a sant'Andrea in territorio ascianese, si può argomentare che si tratti del medesimo tempio. Nel 1040 questa chiesa di Asciano è denominata “plebs Sanctae Agathae” nel contesto di un atto testamentario del conte Ranieri della Scialenga, figlio del conte Gualfredo, a proposito dell'ubicazione di un vignetto e di un fondo rustico nella circoscrizione della pieve: “infra plebem S. Agathae” e presso il “rio cupra”. Nel 1045 il vescovo d'Arezzo, Immone, assegna la pieve a Sant'Agata in amministrazione al capitolo della sua cattedrale. Così l'antica pieve di Sant'Ippolito, situata in aperta campagna, divenne chiesa subalterna alla nuova “ecclesia mater” di Sant'Agata, posta nel borgo fortificato di Asciano. Non si conoscerebbe il motivo del cambiamento del santo titolare, da sant'Andrea a sant'Agata, se non intervenisse la tradizione, la quale vuole un sacerdote, implorando l'intercessione della santa catanese, avesse gettato una reliquia di sant'Agata, sul focolaio di un incendio che minacciava furiosamente di distruggere Asciano. L'incendio, secondo quanto si è tramandato, immediatamente s'estinse. Una bolla del 1178 del pontefice Alessandro III elenca dell'antico pievere di Sant'Agata. L'elenco riporta i nomi di ben 27 chiese subalterne, compresa quella di Sant'Ippolito, nel raggio di un territorio vastissimo. Nel XII secolo venne innalzato il campanile merlato, a fianco del primitivo tempio, sia come torre di vedetta del castello di Asciano, in prossimità della Porta Maggiore chiamata pure Porta Sant'Agata (ne fa fede un'iscrizione lapidaria del 1281, al tempo del vescovo aretino Diffelio), sia come torre campanaria (la campana che per prima fu istallata nel nuovo campanile, dedicata a sant'Agata, porta la data del 1280). Nel secolo XIV venne edificata l'unica navata, in stile gotico e per la tecnica dei maestri comacini, prolungando a ponente un braccio dell'antica pianta a croce greca. La splendida faccia incorniciata da archi slanciati, si staglia su di una larga scalinata a tre ordini di travertino bianco. Il 1393 è l'anno della controversia citata sul patronato della chiesa. Nel 1437, con decreto del vescovo diocesano venne disposto che “tutti i lasciti alla pieve di Sant'Agata” dovessero “convertirsi nei bisogni della chiesa”. La pieve di Sant'Agata venne eretta a collegiata nel 1542, anno IX del pontificato di Paolo III, prima con quattro e poi con sei canonici e due dignità (propositura e arciprepato). L'ultimo pievano e primo poposto fu Jacomo Billò, morto nel 1544. Il quinto canonicato, sotto il titolo di sant'Antonio abate fu disposto da monsignor Ricci, vescovo di Arezzo, con la sua Bolla dell'11 luglio 1630; il sesto nel secolo successivo. Il vicariato foraneo s'estese di anno in anno, fino a raggiungere nel XVII secolo il numero di 30 parrochie comprese nei territori di tre comuni: quasi la circoscrizione di una diocesi. Nel 1887 formavano ancora il vicariato di Asciano 22 parrochie. Negli anni 1878-1885 il tempio venne restaurato su progetto dell'architetto Partini. Furono rimossi i sette altari barocchi e costruito l'altare maggiore. La chiesa venne intonacata e decorata con strisce orizzontali bianche e rosse alle pareti e con fregi e stelle sotto gli archi e le volte. Nel 1885 il governo italiano ascrisse “questa chiesa Pieve di Sant'Agata, già collegiata, fra le monumentali del Regno in Terza Classe”. Nel 1954 la chiesa venne chiusa al culto per nuovi restauri. Furono tolti gli intonaci delle pareti e dalle volte a crociera e della cupola abbassato l'altare maggiore e rimossa l'orchestra . Oggi ripresenta il suo volto in pietra grigia, nudo e sorprendente. Il dovizioso corredo dei suoi quadri d'autore fu raccolto, per ragioni di sicurezza, nell'attiguo Museo d'Arte Sacra istituito nel 1952 (già oratorio di Santa Croce). Nella chiesa restano il grande affresco della Madonna in trono attribuito a Girolamo del Pacchia (prima alla scuola del Signorelli), il tondo del Deposto di croce del Sodoma, le quattordici stazioni stazioni della Via Crucis in terracotta policroma di non disprezzabile fattura (opera di una fabbrica locale), alcune tele del XVIII secolo di maestri senesi, nonché il fonte battesimale – in perfetto stile romanico – dell'antichissima pieve di Sant'Ippolito, scavato in massello di travertino monolitico, nel quale originariamente veniva amministrato il battesimo per immersione. In un'urna addossata alla parete sinistra della navata si conservano le spoglie mortali della 'serva di Dio' Teresa Francini Naldi, ascianese. Un crocifisso ligneo del XV secolo, pregevolissima opera d'arte, domina il fondo dell'abside centrale: simulacro di pietà e di venerazione. Nel 1975 la parrochia di Sant'Agata è passata, con tutte le chiese del Comune di Asciano, dalla diocesi di Arezzo alla diocesi di Siena. Nel 1991 l'ex collegiata è stata insignita dalla Santa Sede del titolo e della dignità di basilica. La chiesa di Sant'Agata è una vera perla a vanto non solo della città di Asciano, ma di buona parte del territorio senese. Sul lato destro della chiesa, in un'apposita cappellata, si trova il nuovo fonte battesimale, tagliato in onice, opera dello scultore Ugo Baglioni (1946). Al suo basamento fanno corona le statue in bronzo delle tre Virtù teologali. Sovrasta il San Giovanni Battista. Nuovo è anche il pavimento in cotto, inagurato il 24 dicembre 1995.




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